Didattica online: non tutti sono soddisfatti

 

Didattica a distanza, scontro a più voci

daItaliaOggi – 25/3/2020 - Carlo Forte

Botta erisposta tra ministero dell’istruzione, sindacati, dirigenti e docenti alleprese con la didattica a distanza. Il 17 marzo scorso, con un provvedimentounilaterale, il ministero dell’istruzione ha emanato una nota con le primeindicazioni per l’home schooling via web, che docenti alunni e famiglie stannosperimentando in questi giorni a causa dell’emergenza da Coronavirus. Il giornosuccessivo i sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams nehanno chiesto il ritiro. Le sigle firmatarie del contratto hanno lamentato ilmancato confronto con i sindacati in questa delicata materia. Che rientra traquelle di competenza della contrattazione collettiva.

Ed hannochiesto di essere convocati in videoconferenza per discuterne con i vertici ministeriali.Alla presa di posizione dei sindacati ha fatto seguito una dura replica daparte di 20 di dirigenti scolastici, pubblicata sul sito istituzionaledell’Indire, sempre il 18 marzo. Nota con la quali i 20 presidi, tra cui AmandaFerrario, già consulente del ministro Bussetti, hanno detto ai sindacati: «Noidirigenti sindacali vorremmo farvi avere un messaggio semplice: vergognatevi, eabbiate la dignità di tacere».

Poi: «È oradi smetterla di trincerarsi dietro il contratto, generando l’idea che si stiafacendo volontariato nel portare avanti la didattica a distanza».

Lo stessogiorno faceva eco a questa presa di posizione anche il capogruppo incommissione cultura alla camera del partito di Matteo Renzi, Italia Viva,Gabriele Toccafond: «In un contesto del genere» dichiarava all’Ansa l’exsottosegretario all’istruzione del governo Renzi «quella dei sindacati è unapretesa lunare, totalmente fuori misura».

Ad entrambele tesi hanno ritenuto di rispondere 100 docenti provenienti da tutta Italia,con una lettera che risponde punto per punto alle argomentazioni dei 20 presidie dell’esponente di Italia Viva. « La condizione di emergenza che ha portatoalla chiusura delle scuole come atto di prevenzione e di riduzione delrischio», si legge nella lettera dei 100 docenti «non costituisce unasospensione della democrazia».

E siccome ilministero dell’istruzione «ha dettato in modo unilaterale norme cheappartengono contrattualmente alla relazione tra organizzazioni dei lavoratorie amministrazione scolastica» i sindacati « che rappresentano centinaia dimigliaia di lavoratori della scuola che liberamente hanno scelto di aderirvi,hanno giustamente protestato chiedendo al ministro di essere convocate».

 

Coronavirus e didattica a distanza, lo sfogo dei genitori: non funziona

daItaliaOggi – 25/3/2020 - Valentina Santarpia

«Non c’è piùtempo per tergiversare, i bambini sono il nostro futuro ed è nostro doveregarantire loro il diritto allo studio. Ogni giorno che passa è sprecato, edaumenta il rischio di “isolamento e demotivazione”»: è amaro il tono diBeatrice Barbetta, avvocato milanese, mentre scrive alla ministra LuciaAzzolina. Non vuole colpevolizzare nessuno, ci tiene a precisarlo, ma dopo 4settimane in cui ha visto i suoi due figli, Francesco e Niccolò, arrancare conuna didattica a distanza che non voleva saperne di partire, è sbottata. E hamandato una lettera accorata alla ministra: «Sia chiaro: in un momento diemergenza mondiale quale quello che stiamo vivendo non c’è spazio a critiche,ben consapevoli delle mille difficoltà che ciascuno si trova ad affrontare», èla doverosa premessa. Ma nel vedere che le lezioni on line funzionano solomacchia di leopardo, anche nella scuola dei suoi figli, l’Ics di via Commendadi Milano, le sono venuti mille dubbi: «Lo studio è un dirittocostituzionalmente garantito (art. 34), ma al di là di diritti ed obblighi,possiamo aiutarci in questa situazione?». Quello che propone Barbetta non èimpossibile: «Presidi che diano indicazioni chiare, professori chesi organizzino coordinandosi tra di loro, e poi lo sblocco dei libri telematicida parte delle case editrici: tutti i libri delle elementari sono rimasti ascuola, e noi non sappiamo come attivarli senza quei codici». Lapreside, la dottoressa Lorenza Terenziani, assicura di essersi attivata subito:«Naturalmente si risente della mancanza di contatto diretto fra i variinsegnanti- ammette- ma abbiamo già fissato degli appuntamenti invideoconferenza per “riunirci” e concordare secondo le consuetudini i nostriobiettivi comuni e le modalità da adottare». Ma quello di Barbetta non è unosfogo isolato. Da Nord a Sud, la didattica digitale stenta a decollare.Nonostante le indicazioni di viale Trastevere, le scuole arrancano e lefamiglie accumulano tensione e nervosismo. Se i dati preliminari di unsondaggio condotto dal ministero parlano di un 82% di alunni raggiunti inqualche modo dalla didattica, quindi teoricamente 8 studenti su 10, la verità èben diversa. «Il registro elettronico non è la classe virtuale», spiegaMario Rusconi, presidente dei presidi del Lazio. «A braccio, almeno il 30%degli studenti degli istituti comprensivi del Sud è tagliato fuori. Meglio nelcentro nord e alle superiori, dove l’80,9% si connette. Un altro problemagrave, è proprio quello della connessione. Le connessioni sono lente,bisognerebbe chiedere ai gestori forme di generosità professionale in questosenso».

Compiti econfusione

La confermaarriva da Lucia Trotta, 42 anni, di Pagani (Sa): «La connessione è unatragedia. Ho due figli, Alessandro, di 7 anni, e Nicole, di 9: frequentano laseconda e la quarta classe dell’istituto Gianni Rodari. Solo oggi prima lezioneonline per Ale: non tutti sono riusciti a collegarsi per mancanza diconnessione. Poi ci sono genitori che lavorano la mattina e non possono starevicino ai bimbi, non tutti hanno pc a casa o telefono di ultima generazione. Laverità è che chi può va avanti, gli altri restano indietro. Che tristezza». C’èpoi il tema dell’abuso del registro elettronico: «Dopo 15 giorni, solo compitia casa, e senza neanche coordinamento tra i professori», sottolineainfastidita Claudia Bisceglie, 44 anni, due figli di 12 e 11anni alla scuola media Settembrini di Roma. «Dopo 15 giorni, tutto quelloche abbiamo visto sono compiti sparpagliati sul registro, con una confusioneincredibile. Non c’è gerarchia, non c’è nessuno che organizzi il lavoro delleclassi. Sia mio figlio Enrico che mia figlia Vittoria non hanno indicazionichiare. Ogni professore improvvisa, alcuni inseriscono materiali in formati nonaccessibili, e poi non c’è comunicazione: i ragazzi sono completamente lasciatia loro stessi, siamo tutti allo sbaraglio, non c’è nessun contatto reale con lascuola». E così i genitori vengono sovraccaricati di compiti che nonsempre riescono ad assolvere: è il caso di Nicoletta Vivone,madre di Elisa, 9 anni, della scuola elementare De Gasperi di Roma, infermiera.«Io sto lavorando, faccio turni massacranti. E devo pensare alle fotocopie deicompiti! Solo oggi per la prima volta inizieranno lezioni on line, ma per 40minuti due volte a settimana: questo non significa studiare come a scuola.Neanche il tempo di connettersi e salutarsi e sarà finito tutto. A me dispiace,la maestra di matematica è molto volenterosa, ma è chiaro che non c’èun’organizzazione seria dietro. È ridicolo».

 

 



 

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