Articolo di Nora Terzoli
All’interno del percorso di formazione che DiSAL ha intrapreso con KKEKSH, la rete delle scuole cattoliche albanesi, è stato possibile visitare e incontrare i docenti e i direttori di due scuole: Zembra e Krishtit a Scutari e Xhuzepe Gras a Girocastro.
Pur nella non perfetta sovrapponibilità tra i sistemi scolastici albanesi e italiani, si tratta di realtà simili ai nostri istituti comprensivi.
L’incontro a Scutari, a giugno, a lezioni ormai concluse si è aperto con la condivisione da parte di due inseganti degli aspetti e dei contenuti più rilevanti del percorso di formazione realizzato da DiSAL.
La presentazione delle docenti, organizzata attraverso slide elaborate con molta precisione, ha permesso di entrare nel vivo del lavoro di formazione compiuto negli ultimi mesi: un percorso che non si è limitato alla semplice acquisizione di tecniche didattiche, ma ha aperto riflessioni capaci di interrogare i docenti sul loro modo di insegnare e sul senso stesso della professione. Le docenti hanno comunicato con passione, sottolineando quanto il cammino le avesse aiutate non solo a crescere professionalmente, ma anche a ritrovare motivazione e consapevolezza nel rapporto con gli studenti e nella necessità di relazioni collaborative con i colleghi.
In un clima coinvolgente e autentico diversi insegnanti hanno raccontato episodi vissuti in classe, successi inattesi e difficoltà quotidiane, sottolineando in particolare l’importanza di una maggior unità tra i docenti dei diversi ordini di scuola. La conversazione si è focalizzata soprattutto sulla motivazione all’insegnamento: cosa spinge un docente, oggi, a entrare in aula ogni mattina? Quali energie interiori occorrono per mantenere viva la passione in un contesto in cui i ragazzi sono costantemente attratti da stimoli digitali, rapidi e superficiali? È emerso un consenso diffuso sulla centralità della relazione educativa: gli studenti, immersi nelle nuove tecnologie e abituati a rapportarsi con schermi e contenuti immediati, hanno bisogno più che mai di adulti capaci di instaurare un legame reale, credibile, che restituisca profondità all’esperienza scolastica. A conclusione dell’incontro si è sottolineato come il lavoro educativo non possa ridursi a trasmettere informazioni o a gestire comportamenti, ma debba caratterizzarsi come un accompagnamento personale, fatto di ascolto, presenza e capacità di guida, in un’epoca che sembra spingere verso la dispersione dell’attenzione e la frammentazione dei significati. Comprendere il mondo digitale dei ragazzi non significa assumere acriticamente la tecnologia, ma utilizzarla come ponte per raggiungere chi spesso fatica a esprimersi. Si tratta di guardare con simpatia all’ “intelligenza naturale”, per riprendere un’espressione che ha guidato le giornate di formazione appena concluse a Durazzo.
Il secondo incontro è avvenuto ad ottobre, è stato quindi possibile entrare in alcune classi e incontrare bambini e ragazzi di diverse età. Più d’uno tra loro ha detto che la scuola è una casa, un luogo dove stanno bene, dove si sentono accolti e dove fanno esperienze gioiose. Hanno cantato e anche conversato in lingua italiana: la scuola prevede alcune ore di insegnamento della lingua italiana. Al termine delle lezioni abbiamo incontrato i docenti per un momento molto cordiale e spontaneo, che si è focalizzato sul ruolo dell’insegnante all’interno della comunità scolastica. Non si tratta di essere semplici esecutori o di guardare esclusivamente al perimetro della propria classe, ma si essere protagonisti, di partecipare attivamente alla costruzione della vita della scuola, assumendo responsabilità condivise e contribuendo a definire un ambiente educativo significativo e coinvolgente. Compito del direttore e dei suoi più diretti collaboratori è la diffusione di una leadership condivisa, generatrice di cultura e capace di promuovere i talenti di studenti e docenti.
La scuola funziona quando gli insegnanti si riconoscono parte di un progetto comune: un luogo in cui ognuno è chiamato a portare la propria competenza e la propria sensibilità, ma anche a collaborare, discutere e a prendere decisioni insieme. Essere protagonisti significa mettersi in gioco, proporre idee, essere disponibili a lavorare per il bene dell’intera comunità scolastica. Per rendere il più operativa possibile questa prospettiva si è ipotizzato di fare una rilevazione dei bisogni e delle diverse attività della scuola per identificare in modo più accurato le responsabilità di ciascuno. Si tratta di un’attenzione capace di generare maggiore unità nel collegio docenti, relazioni più forti con le famiglie e studenti più consapevoli del loro cammino.
La scuola non è un contenitore di lezioni, ma un luogo in cui si apprendono competenze di vita: rispetto, responsabilità, capacità di affrontare le conseguenze delle proprie scelte.
La scuola Xhuzepe Gras di Girocastro ha una vivace presenza nel territorio e realizza eventi in collaborazione con diversi soggetti istituzionali, come ci hanno raccontato studenti e docenti.
Il personale delle due scuole è attualmente quasi interamente costituito da laici, ma la genesi di tutti gli istituti scolastici albanesi è opera di congregazioni religiose maschili e femminile che hanno risposto all’invito dell’allora papa Giovanni Paolo II.
E’ stato possibile incontrare alcune delle religiose che sono all’origine della nascita di queste scuole e ascoltare i loro raccontato sugli inizi della presenza in Albania, spesso segnata da difficoltà di varia natura, ma sempre sostenuta dalla consapevolezza del valore dell’educazione per la promozione di un’umanità, capace di incontrare anche altre concezioni della vita: le due scuole sono frequentate da molte famiglie di tradizione musulmana.
Le due esperienze, pur nella loro diversità, sono accomunate dalla convinzione che l’insegnamento è una relazione umana, non un atto tecnico e che l’educazione richieda coraggio, passione e responsabilità condivisa.
Non abbiamo semplicemente osservato, ma ci siamo sentiti ulteriormente confermati in un cammino di amicizia professionale con i direttori e i docenti delle scuole albanesi e confermati nel valore di una leadership pedagogica che sappia generare comunità educative in Albania come in Italia.






















