Indice
INTRODUZIONE
Editoriale di Filomena Zamboli
PARTE I - IL QUADRO DEL PROBLEMA
Oltre il “funzionare”: La sfida della leadership pedagogica in un mondo mutato di Paolo M.G. Maino
Leadership for learning. Costruire comunità di apprendimento professionale di Giambattista Bufalino
La direzione educativa nella scuola dell’autonomia. Profili giuridici di Mario Falanga
La leadership al servizio dell’apprendimento e dell’innovazione di Nora Terzoli
PARTE II - TESSERE DEL MOSAICO
La comunione tra adulti e il loro accompagnamento in una comunità che educa Il Magistero, l’identità e il progetto dell’educazione cattolica di Sr. Teuta Buka, fma
La gestione del tempo in un’ottica di miglioramento dell’organizzazione scolastica di Ezio Delfino
PARTE III - ESPERIENZE A CONFRONTO
Leadership for learning: Per una scuola che impara di Maria Paola Iaquinta
Un appassionante percorso verso la libertà di educazione di Roberto Pasolini
Rivoluzione famiglia. Un ecosistema per il futuro di Adriano Bordignon
PARTE IV - NORMATIVA
Giovani oggi, cittadini domani: Quali contenuti per la scuola di Francesco Manfredi
La leadership educativa in Europa. Spagna, Danimarca, Ungheria, Romania, Albania di Ignazio Venzano
The Role of pedagogical leadership, collegiality, and networks in the implementation of the dual education system di Agim Krasniqi
Filosofia e educazione civica. Un intreccio transdisciplinare tra conoscenze e competenze di Antonio Lizzadri
Editoriale
LA DIREZIONE PEDAGOGICA COME SFIDA CULTURALE
E COMUNITARIA
Oltre la gestione, dentro il senso
Filomena Zamboli
In un tempo segnato da accelerazioni storiche, fragilità diffuse e trasformazioni profonde dei paradigmi educativi, la scuola è chiamata a interrogarsi non solo su come funziona, ma soprattutto su perché esiste.
Questo numero della rivista, il secondo dedicato al tema, si colloca consapevolmente dentro tale domanda radicale, proponendo una riflessione corale sulla direzione pedagogica come cuore pulsante della leadership scolastica, ben oltre la dimensione meramente gestionale. Possiamo racchiudere la prima parte del numero – Il quadro del problema – in una espressione significativa: oltre il “funzionare”.
Il contributo di Paolo M.G. Maino apre con forza il campo della riflessione, denunciando il rischio più insidioso del presente: la riduzione dell’educazione a prestazione, dell’umano a ingranaggio, degli studenti – e con essi degli adulti – a soggetti chiamati semplicemente a “funzionare”. In un mondo attraversato da crisi geopolitiche, mutamenti antropologici e dall’irruzione dell’intelligenza artificiale, la leadership pedagogica è chiamata a custodire ciò che rende la scuola irriducibile a qualsiasi logica produttivistica: soprattutto per quanto riguarda la relazione con la realtà, il riconoscimento della persona, la costruzione della comunità. Il dirigente scolastico emerge qui come leader culturale, chiamato a liberarsi dalle “spire” di una visione burocratica per tornare a esercitare una funzione di orientamento educativo e di metadidattica, nel solco della lezione di Cesare Scurati.
Su questo stesso versante si colloca il contributo di Giambattista Bufalino, che problematizza criticamente i modelli dominanti di leadership for learning. Se da un lato essi promettono centralità dell’apprendimento e partecipazione, dall’altro rischiano di assoggettare la scuola alle logiche della performance e della misurabilità. La proposta è chiara e radicale: ripensare la leadership non come tecnica, ma come praxis pedagogica situata, capace di emergere dalla vita della comunità e di generare senso prima ancora che risultati. La leadership, in questa prospettiva, non si esercita sulla scuola, ma dentro la scuola, come intelligenza diffusa e responsabilità condivisa, frutto maturo dell’albero della Comunità.
A fondamento di questa visione si colloca, anche, il contributo di Mario Falanga, che restituisce con rigore giuridico la specificità della dirigenza scolastica nel sistema dell’autonomia. La direzione educativa, pedagogica, non è un’opzione valoriale né una concessione carismatica, ma una funzione costituzionalmente fondata, intrecciata alla libertà di insegnamento, al diritto all’apprendimento e alla natura della scuola come comunità educativa e professionale. L’azione del dirigente si muove su un duplice piano – amministrativo ed educativo – la cui separazione sarebbe non solo artificiale, ma dannosa.
Completa il quadro Nora Terzoli, che richiama con decisione la leadership come servizio all’apprendimento e all’innovazione. Innovare, infatti, non significa inseguire mode o tecnologie, ma creare contesti in cui l’apprendimento possa accadere come esperienza significativa, personale e condivisa. La leadership, nella sua accezione pedagogica, diventa così capacità di abilitare, sostenere, accompagnare processi di crescita professionale e didattica.
Se la prima parte del volume delinea l’orizzonte teorico, la seconda ne mostra alcune tessere essenziali. Potremmo sottotitolarla: comunità, tempo, accompagnamento.
Sr. Teuta Buka richiama il valore della comunione tra adulti come condizione educativa fondamentale, soprattutto nella tradizione della scuola cattolica: l’identità e il progetto educativo non sono mai astratti, ma prendono forma nella qualità delle relazioni e nell’accompagnamento reciproco all’interno della comunità. In modo complementare, Ezio Delfino affronta un tema spesso relegato alla dimensione organizzativa: il tempo. Proprio la gestione del tempo si rivela unaquestione profondamente pedagogica. Governare il tempo significa restituire respiro all’azione educativa, sottraendola alla frenesia delle scadenze e riconsegnandola a una temporalità che consenta riflessione, cura, miglioramento.
La terza parte del volume mostra come queste riflessioni possano incarnarsi in pratiche ed esperienze. Maria Paola Iaquinta racconta una scuola che impara, in cui la leadership for learning diventa motore di apprendimento organizzativo e professionale. Roberto Pasolini accompagna il lettore in un percorso appassionante verso la libertà di educazione, ricordando che educare è sempre un atto di fiducia nella possibilità dell’altro di diventare sé stesso. Infine, Adriano Bordignon amplia lo sguardo all’ecosistema familiare, mostrando come la leadership pedagogica non possa prescindere da una rinnovata alleanza tra scuola, famiglia e territorio.
Nel loro insieme, questi contributi compongono un mosaico coerente: la direzione pedagogica non è un ruolo aggiuntivo né un ideale astratto, ma il cuore generativo della scuola dell’autonomia, una sfida aperta. In un tempo, che chiede spesso solo efficienza, la scuola è chiamata a testimoniare senso; in un tempo di solitudini, a ricostruire comunità; in un tempo di adattamento, a educare alla libertà. La leadership pedagogica, allora, non è il potere di decidere per gli altri, ma la responsabilità di tenere aperta la domanda sul significato dell’educare, affinché la scuola resti, oggi come sempre, un luogo in cui non si impara solo a funzionare, ma a vivere.
Indice
INTRODUZIONE
Editoriale di Filomena Zamboli
PARTE I - IL QUADRO DEL PROBLEMA
Oltre il “funzionare”: La sfida della leadership pedagogica in un mondo mutato di Paolo M.G. Maino
Leadership for learning. Costruire comunità di apprendimento professionale di Giambattista Bufalino
La direzione educativa nella scuola dell’autonomia. Profili giuridici di Mario Falanga
La leadership al servizio dell’apprendimento e dell’innovazione di Nora Terzoli
PARTE II - TESSERE DEL MOSAICO
La comunione tra adulti e il loro accompagnamento in una comunità che educa Il Magistero, l’identità e il progetto dell’educazione cattolica di Sr. Teuta Buka, fma
La gestione del tempo in un’ottica di miglioramento dell’organizzazione scolastica di Ezio Delfino
PARTE III - ESPERIENZE A CONFRONTO
Leadership for learning: Per una scuola che impara di Maria Paola Iaquinta
Un appassionante percorso verso la libertà di educazione di Roberto Pasolini
Rivoluzione famiglia. Un ecosistema per il futuro di Adriano Bordignon
PARTE IV - NORMATIVA
Giovani oggi, cittadini domani: Quali contenuti per la scuola di Francesco Manfredi
La leadership educativa in Europa. Spagna, Danimarca, Ungheria, Romania, Albania di Ignazio Venzano
The Role of pedagogical leadership, collegiality, and networks in the implementation of the dual education system di Agim Krasniqi
Filosofia e educazione civica. Un intreccio transdisciplinare tra conoscenze e competenze di Antonio Lizzadri
Editoriale
LA DIREZIONE PEDAGOGICA COME SFIDA CULTURALE
E COMUNITARIA
Oltre la gestione, dentro il senso
Filomena Zamboli
In un tempo segnato da accelerazioni storiche, fragilità diffuse e trasformazioni profonde dei paradigmi educativi, la scuola è chiamata a interrogarsi non solo su come funziona, ma soprattutto su perché esiste.
Questo numero della rivista, il secondo dedicato al tema, si colloca consapevolmente dentro tale domanda radicale, proponendo una riflessione corale sulla direzione pedagogica come cuore pulsante della leadership scolastica, ben oltre la dimensione meramente gestionale. Possiamo racchiudere la prima parte del numero – Il quadro del problema – in una espressione significativa: oltre il “funzionare”.
Il contributo di Paolo M.G. Maino apre con forza il campo della riflessione, denunciando il rischio più insidioso del presente: la riduzione dell’educazione a prestazione, dell’umano a ingranaggio, degli studenti – e con essi degli adulti – a soggetti chiamati semplicemente a “funzionare”. In un mondo attraversato da crisi geopolitiche, mutamenti antropologici e dall’irruzione dell’intelligenza artificiale, la leadership pedagogica è chiamata a custodire ciò che rende la scuola irriducibile a qualsiasi logica produttivistica: soprattutto per quanto riguarda la relazione con la realtà, il riconoscimento della persona, la costruzione della comunità. Il dirigente scolastico emerge qui come leader culturale, chiamato a liberarsi dalle “spire” di una visione burocratica per tornare a esercitare una funzione di orientamento educativo e di metadidattica, nel solco della lezione di Cesare Scurati.
Su questo stesso versante si colloca il contributo di Giambattista Bufalino, che problematizza criticamente i modelli dominanti di leadership for learning. Se da un lato essi promettono centralità dell’apprendimento e partecipazione, dall’altro rischiano di assoggettare la scuola alle logiche della performance e della misurabilità. La proposta è chiara e radicale: ripensare la leadership non come tecnica, ma come praxis pedagogica situata, capace di emergere dalla vita della comunità e di generare senso prima ancora che risultati. La leadership, in questa prospettiva, non si esercita sulla scuola, ma dentro la scuola, come intelligenza diffusa e responsabilità condivisa, frutto maturo dell’albero della Comunità.
A fondamento di questa visione si colloca, anche, il contributo di Mario Falanga, che restituisce con rigore giuridico la specificità della dirigenza scolastica nel sistema dell’autonomia. La direzione educativa, pedagogica, non è un’opzione valoriale né una concessione carismatica, ma una funzione costituzionalmente fondata, intrecciata alla libertà di insegnamento, al diritto all’apprendimento e alla natura della scuola come comunità educativa e professionale. L’azione del dirigente si muove su un duplice piano – amministrativo ed educativo – la cui separazione sarebbe non solo artificiale, ma dannosa.
Completa il quadro Nora Terzoli, che richiama con decisione la leadership come servizio all’apprendimento e all’innovazione. Innovare, infatti, non significa inseguire mode o tecnologie, ma creare contesti in cui l’apprendimento possa accadere come esperienza significativa, personale e condivisa. La leadership, nella sua accezione pedagogica, diventa così capacità di abilitare, sostenere, accompagnare processi di crescita professionale e didattica.
Se la prima parte del volume delinea l’orizzonte teorico, la seconda ne mostra alcune tessere essenziali. Potremmo sottotitolarla: comunità, tempo, accompagnamento.
Sr. Teuta Buka richiama il valore della comunione tra adulti come condizione educativa fondamentale, soprattutto nella tradizione della scuola cattolica: l’identità e il progetto educativo non sono mai astratti, ma prendono forma nella qualità delle relazioni e nell’accompagnamento reciproco all’interno della comunità. In modo complementare, Ezio Delfino affronta un tema spesso relegato alla dimensione organizzativa: il tempo. Proprio la gestione del tempo si rivela unaquestione profondamente pedagogica. Governare il tempo significa restituire respiro all’azione educativa, sottraendola alla frenesia delle scadenze e riconsegnandola a una temporalità che consenta riflessione, cura, miglioramento.
La terza parte del volume mostra come queste riflessioni possano incarnarsi in pratiche ed esperienze. Maria Paola Iaquinta racconta una scuola che impara, in cui la leadership for learning diventa motore di apprendimento organizzativo e professionale. Roberto Pasolini accompagna il lettore in un percorso appassionante verso la libertà di educazione, ricordando che educare è sempre un atto di fiducia nella possibilità dell’altro di diventare sé stesso. Infine, Adriano Bordignon amplia lo sguardo all’ecosistema familiare, mostrando come la leadership pedagogica non possa prescindere da una rinnovata alleanza tra scuola, famiglia e territorio.
Nel loro insieme, questi contributi compongono un mosaico coerente: la direzione pedagogica non è un ruolo aggiuntivo né un ideale astratto, ma il cuore generativo della scuola dell’autonomia, una sfida aperta. In un tempo, che chiede spesso solo efficienza, la scuola è chiamata a testimoniare senso; in un tempo di solitudini, a ricostruire comunità; in un tempo di adattamento, a educare alla libertà. La leadership pedagogica, allora, non è il potere di decidere per gli altri, ma la responsabilità di tenere aperta la domanda sul significato dell’educare, affinché la scuola resti, oggi come sempre, un luogo in cui non si impara solo a funzionare, ma a vivere.






















