Pubblicato il 22 Gennaio 2026.

Fonte: La città della Spezia

Articolo di redazione

Pubblichiamo il comunicato del 21 gennaio in cui il comitato dei genitori dell’Istituto Einaudi – Chiodo della Spezia esprime un punto di vista “interno” sul tragico omicidio di Youssef Abanoub e su cui il dibattito sui media ha spesso raccolto e proposto una narrazione che non aiuta ad affrontare questa come altre gravi situazioni giovanili e questioni educative.

“Domani (22 gennaio  n.d.r.) sarà il giorno del silenzio e dell’addio. Domani, come genitori e come comunità, saremo presenti ai funerali di Aba per stringerci attorno alla sua famiglia e alla scuola tutta.

Tuttavia, prima di questo momento sacro, sentiamo il dovere morale di rompere il silenzio per proteggere la verità e l’onorabilità del nostro istituto”. Inizia con queste parole la lettera con cui il Comitato genitori dell’istituto Einaudi – Chiodo interviene per riportare il dibattito scaturito dopo l’assassinio di Youssef Abanoub sui binari della ragione, sottraendolo all’emotività e all’impulsività che hanno saturato alcune forme di narrazione del lutto, dando l’idea dell’esistenza di una voragine profonda tra la scuola e gli studenti.

“In questi giorni terribili, seguiti al tragico evento di venerdì 16 gennaio, l’Einaudi Chiodo non è stato solo il teatro di un dramma immane, ma è diventato bersaglio di una seconda violenza: una valanga di fango, accuse infondate e calunnie farneticanti. Abbiamo assistito a uno spettacolo mediatico doloroso, dove microfoni e riflettori – affermano i genitori – hanno dato voce a chiunque volesse urlare la propria rabbia – talvolta comprensibile negli studenti sconvolti, ma inaccettabile quando diventa diffamazione gratuita – e a chi, estraneo alla nostra realtà, cercava solo un momento di visibilità. Notizie non verificate sono state diffuse senza alcuno scrupolo, colpendo docenti, personale, dirigenza e persino una parte degli studenti che, invece, stavano già operando nell’emergenza per sostenere i nostri figli”.

“Noi genitori conosciamo la realtà dei fatti. In una scuola che tuttora è passata al setaccio dalle ispezioni ministeriali e dagli organi di polizia, abbiamo avuto la ferma riprova dell’infondatezza di queste accuse. Abbiamo visto un istituto che, pur ferito ha reagito con una dignità immensa. Una scuola che è rimasta in piedi, aperta, presente. Mentre riceveva colpi ingiusti dall’esterno – proseguono i genitori nella loro lettera -, il corpo docente ha impiegato ogni energia per abbracciare gli studenti, per gestire il trauma, per continuare a educare. Scegliendo la via del perdono e della comprensione verso chi aggrediva verbalmente nel momento dello shock”.

Il Comitato dei genitori conclude: “Quanto accaduto è stato un gesto agghiacciante proprio perché imprevedibile. L’atto è stato compiuto da un ragazzo che ha lasciato attoniti noi genitori tanto quanto la comunità scolastica. Nessuno poteva prevederlo, e insinuare il contrario è l’ennesima crudeltà. Domani accompagneremo Aba nel suo ultimo viaggio. Lo faremo a testa alta, al fianco di quei professori e di quel personale che consideriamo parte della nostra comunità educante. Chiediamo ora rispetto: per la vittima, per il dolore delle famiglie e per una scuola che, nonostante tutto, continua ad essere un luogo di vita e non di colpa”.

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