Pubblicato il 5 Febbraio 2026.

Fonte: Orizzonte scuola

Articolo di Giuseppina Bonadies

L’Emilia-Romagna interpella il Governo sulla legittimità del periodo unico di valutazione dopo i pareri contrari dell’Usr. Mentre le scuole si dividono tra rinunce e conferme, l’assessora Conti chiede chiarezza per ridurre la burocrazia e permettere ai docenti di curare l’ansia degli studenti.

La Regione Emilia-Romagna chiederà ufficialmente un chiarimento al Governo e al Ministero dell’Istruzione sulla legittimità del periodo unico di valutazione. La mossa, come rende noto l’ANSA, si rende necessaria per superare l’incertezza nata dai pareri contraddittori espressi dai diversi Uffici Scolastici Regionali, che stanno mettendo in difficoltà dirigenti e collegi docenti.

L’annuncio è arrivato dall’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, in risposta a un’interrogazione della consigliera di Avs Simona Larghetti.

La priorità: meno burocrazia, più ascolto

Al centro dell’iniziativa regionale c’è la volontà di tutelare il tempo della didattica e il benessere psicologico nelle aule. L’assessora ha ricordato l’investimento di due milioni di euro per garantire uno sportello d’ascolto in ogni istituto, sottolineando come la questione valutativa impatti sul clima scolastico.

“Dobbiamo sgravare i docenti della burocrazia perché si dedichino il più possibile alle studentesse e agli studenti e per affrontare il tema dell’ansia dei giovani, che a scuola è sempre più grave” ha detto Conti.

Il nodo della circolare

Il dibattito si è acceso dopo una circolare dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, diffusa lo scorso 23 dicembre. Il documento contesta la scelta di non suddividere l’anno scolastico, affermando che, come osserva Larghetti, “eventuali mancate suddivisioni dell’anno scolastico in periodi non sarebbero conformi al quadro normativo vigente”.

Scuole divise: chi rinuncia e chi resiste

L’interpretazione rigida della norma ha creato una situazione disomogenea sul territorio, con istituti che reagiscono in modo opposto di fronte allo stesso problema.

Al liceo Torricelli-Ballardini di Faenza si è scelto di fare un passo indietro, rinunciando all’applicazione del periodo unico a metà anno scolastico. Di segno opposto la reazione del liceo Oriani di Ravenna, che ha confermato la propria linea definendo quella del periodo unico “una valida scelta educativa centrale del nostro progetto formativo”.

Diverso ancora il caso del liceo Minghetti di Bologna. Qui il dirigente scolastico ha accolto il parere dell’Anp (Associazione nazionale presidi), secondo cui la procedura non trova legittimazione nelle disposizioni legislative attuali, e non ha autorizzato la votazione del collegio docenti sulla delibera per introdurla.

Il parere dell’Ufficio Scolastico Emilia Romagna

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