Fonte: DiSAL
È stato questo il titolo dell’incontro promosso dal Laboratorio di formazione di DiSAL Liguria, svoltosi mercoledì 4 marzo 2026 presso l’I.I.S. Firpo – Buonarroti di Genova. L’appuntamento, dedicato a dirigenti scolastici e docenti, ha offerto uno spazio di confronto su una delle questioni più urgenti per il mondo dell’educazione: la crescente fragilità dei giovani e le responsabilità della scuola nel fronteggiare questo fenomeno. All’incontro hanno partecipato una decina di Dirigenti e coordinatori didattici e una cinquantina di docenti, in parte collaboratori o referenti
Ospite dell’incontro è stato il professor Cesare Maria Cornaggia, psichiatra e docente presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, da tempo impegnato nello studio delle problematiche educative e di salute mentale degli studenti e collaboratore di DiSAL su questi temi.
Un’emergenza educativa che riguarda tutti
Negli ultimi anni la scuola si trova ad affrontare contemporaneamente diverse forme di disagio giovanile. Sempre più studenti manifestano difficoltà nell’affrontare l’impegno quotidiano richiesto dallo studio e dalla vita scolastica. Le fragilità emergono in modi differenti: disturbi dell’apprendimento, problematiche alimentari, difficoltà psicologiche, fino a forme di isolamento sociale che possono sfociare nel ritiro dalla scuola e nell’abbandono del percorso formativo.
Accanto alle difficoltà degli studenti cresce anche la fatica degli adulti che lavorano nella scuola. Docenti e dirigenti percepiscono spesso di non possedere strumenti adeguati per rispondere a situazioni sempre più complesse e differenziate. Da qui la domanda che ha guidato il pomeriggio di lavoro: quali risorse e quali strumenti ha la scuola per affrontare queste fragilità?
Prima di delegare: la responsabilità educativa
Nel suo intervento, Cornaggia ha proposto una riflessione che ha colpito profondamente i partecipanti. Spesso, di fronte alle difficoltà degli studenti, la tentazione è quella di delegare immediatamente la gestione del problema ad altri professionisti – psicologi o specialisti – ritenuti più competenti.
Il relatore ha invece invitato a interrogarsi su ciò che la scuola può fare prima della delega: quali strategie preventive, quali atteggiamenti educativi e quali modalità relazionali possono aiutare gli studenti e le famiglie a non arrivare alle situazioni più critiche.
La prima risorsa, secondo Cornaggia, è proprio la responsabilità educativa degli adulti. L’etimologia stessa della parola “responsabilità”, ha ricordato, richiama il verbo rispondere: essere responsabili significa saper rispondere alla realtà che ci interpella.
In questo senso, la relazione educativa non può essere sostituita da alcuna professionalità esterna. Gli specialisti sono certamente necessari, ma non possono prendere il posto dell’incontro quotidiano tra insegnante e studente.
Parlare con i giovani, non solo dei giovani
Per introdurre il cuore della sua riflessione, Cornaggia ha raccontato un episodio personale. Preparandosi a una conferenza sui giovani, ne aveva parlato con una nipote quindicenne. La ragazza gli aveva posto una domanda semplice ma disarmante: «Perché voi parlate così tanto dei giovani e non parlate con i giovani?».
Questa osservazione, ha spiegato il relatore, coglie uno dei nodi fondamentali della situazione attuale: la frattura nella relazione tra adulti e adolescenti. Molto del disagio giovanile nasce proprio da questa distanza comunicativa.
La prevenzione, come ha sottolineato citando lo psicologo Matteo Lancini, passa innanzitutto dal recupero del dialogo tra generazioni. La scuola, in questo senso, è uno dei luoghi privilegiati in cui questo dialogo può essere ricostruito.
L’importanza dello sguardo educativo
Ampio spazio dell’incontro è stato dedicato alle domande dei docenti presenti, che hanno condiviso situazioni concrete vissute quotidianamente in classe: studenti che disturbano la lezione, ragazzi che sembrano provocare gli insegnanti, giovani che progressivamente si disimpegnano fino ad abbandonare la scuola.
Secondo Cornaggia, dietro molti comportamenti problematici c’è innanzitutto un bisogno di essere visti. Il ragazzo che disturba o provoca non cerca soltanto di rompere le regole: spesso sta chiedendo attenzione e riconoscimento.
Per questo, ha suggerito il relatore, è importante che l’insegnante mantenga saldo il proprio ruolo educativo. Da un lato occorre far capire allo studente che il comportamento è sbagliato; dall’altro è necessario evitare un atteggiamento giudicante o umiliante. Il ragazzo deve percepire che l’adulto lo guarda e lo prende sul serio.
Questa posizione richiede una grande energia personale e professionale, ma costituisce uno degli elementi fondamentali dell’azione educativa.
Il problema dell’abbandono scolastico
Un altro tema emerso nel confronto è stato quello dell’abbandono scolastico. Nonostante l’impegno delle scuole e l’introduzione di nuove strategie – tutoraggio, mentoring, lavoro tra pari – molti studenti continuano a interrompere il proprio percorso di studi.
Cornaggia ha invitato a considerare la storia personale di questi ragazzi. Spesso arrivano a scuola portando con sé anni di fragilità, vuoti educativi e difficoltà familiari. La scuola può offrire opportunità decisive, ma si trova talvolta a intervenire su situazioni già profondamente segnate.
Tra i fattori più rilevanti, il relatore ha indicato anche la trasformazione del ruolo educativo della famiglia. Sempre più frequentemente si diffonde il modello del “genitore-amico”, che tende a rinunciare alla propria funzione di guida e di autorità. Questo rende più difficile per la scuola esercitare a sua volta un ruolo autorevole.
La forza della comunità educante
Proprio per questo, ha concluso Cornaggia, è fondamentale che gli insegnanti non si sentano soli. Il confronto tra colleghi, la condivisione delle difficoltà e la costruzione di una comunità educante rappresentano una risorsa decisiva per affrontare le sfide attuali.
L’incontro promosso da DiSAL Liguria ha mostrato quanto sia vivo il desiderio dei Dirigenti scolastici e dei docenti di interrogarsi su questi temi e di cercare insieme nuove strade. Come è emerso nel dibattito, probabilmente non esistono soluzioni semplici a un fenomeno così complesso.
Ma il fatto stesso di porsi le domande giuste – e di farlo insieme – rappresenta già un passo importante per continuare a sostenere i ragazzi nel loro percorso di crescita. In un tempo segnato da molte fragilità, la scuola rimane infatti uno dei luoghi più importanti in cui gli adulti possono ancora incontrare i giovani e accompagnarli nella costruzione del loro futuro.





















