Pubblicato il 30 Gennaio 2026.

Fonte: Direzione nazionale DiSAL

COMUNICATO STAMPA

Oltre il metal detector: proteggere educando

La sicurezza dei nostri studenti è un bene prezioso e da garantire sempre, in ogni luogo, ma non può essere ridotta a una questione di varchi e sensori. In un momento in cui la cronaca ci interroga per le ricorrenti occasioni di violenza a scuola e le istituzioni propongono l’installazione di metal detector come soluzione, l’Associazione DiSAL intende riaffermare un principio fondamentale: la scuola deve restare uno spazio di educazione e di promozione umana, non essere immaginata come un luogo di sorveglianza.

Comprendiamo l’apprensione delle famiglie e la necessità delle Prefetture di agire con prontezza di fronte alla fragilità sociale che talvolta esplode in episodi di violenza anche negli ambienti scolastici. Tuttavia, siamo convinti che la risposta a questa situazione non possa identificarsi in interventi di ‘controllo’. Interpretare il disagio solo come rabbia da contenere ai varchi o come patologia psichica da affidare a interventi di cura rischia di far perdere di vista l’urgenza di recuperare appieno la significatività delle relazioni tra i giovani e tra questi e gli adulti. Una responsabilità che appartiene a tutta la comunità, al territorio e alla società nel suo complesso. Dirigenti scolastici e docenti non possono per questo agire isolati: occorrono reti e momenti di lavoro comuni nel territorio per aiutarsi a leggere in profondità i bisogni dei giovani, promuovendo una reale condivisione tra generazioni e potenziando patti di fiducia. Se un ragazzo percepisce lo Stato solo come soggetto di ispezione agli ingressi degli edifici, abbiamo già perso la sfida culturale emergente. 

Prendendo positivamente atto della rinnovata disponibilità delle prefetture e delle forze dell’ordine, riteniamo che le tecnologie di controllo siano da considerare esclusivamente come un’extrema ratio, e mai come il cuore della prevenzione. La vera sicurezza si costruisce nelle coscienze: questo è il compito proprio dell’impresa scolastica.

L’introduzione di misure di controllo non può e non deve, inoltre, ricadere sulle spalle dei dirigenti scolastici, dei docenti e del personale ATA: le loro mansioni sono, e devono rimanere, di natura pedagogica, formativa e organizzativa. 

Condividendo, pertanto, le ragioni e le finalità della Direttiva “Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici”, chiediamo alle Istituzioni – Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Interno, in particolare – di investire ulteriormente in ciò che le scuole hanno già intrapreso e che realmente può servire: percorsi di educazione civica, occasioni di raccordo scuola-territorio e scuola-lavoro, supporto pedagogico e psicologico, supporto ai progetti formativi di ampio respiro, sostegno a nuovi modelli di governance condivisa. 

La scuola è, e deve restare, un presidio di libertà e legalità dove la porta d’ingresso rappresenta l’inizio di un percorso di crescita, non il limite di un controllo.

Milano, 29 gennaio 2026                                                              Direzione Nazionale DISAL

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