Articolo di Simona Beschin, Paola Patanè, Sara Anna Ravaschio, Rosanna Strata
Nel quadro del progetto Erasmus+ 2025-1-IT02-KA121-SCH-000322823 (con codice CUP: F44C25000010006) avviato da DiSAL per l’anno scolastico 2025/26, a fine febbraio 2026 due dirigenti scolastici dell’associazione e due docenti referenti della scuola dell’Infanzia di una delle dirigenti scolastici hanno recentemente concluso una visita di jobshadowing di tre giorni che ha avuto come associazione ospite la Verband katholischer Kindertageseinrichtungen Bayern e.V. presso cui si era già svolta la visita preparatoria a inizio dicembre del 2025. L’obiettivo è stato quello di osservare da vicino modelli di governance autonoma e strategie didattiche innovative, con un focus particolare sul sistema integrato 0-6.
A partecipare all’attività di jobshadowing dal 23 al 26 febbraio sono state Simona Beschin, presidente regionale DiSAL Piemonte, coordinatrice didattica presso lstituto Paritario Cafasso, Rosanna Strata, dirigente scolastica in servizio presso l’IC Serra, Ricco e Sant’Olcese (GE), Paola Patanè e Sara Anna Ravaschio, referente per la scuola dell’Infanzia sempre nell’IC Serra, Ricco e Sant’Olcese (GE).
Riportiamo di seguito il ricco racconto da loro scritto di questa esperienza di jobshadowing con alcune iniziali riflessioni sull’eredità che lascia ai singoli partecipanti e all’associazione nel suo complesso.
Cronaca di un viaggio pedagogico a Monaco di Baviera. L’orizzonte del bambino competente
Dal 23 al 26 febbraio 2026 abbiamo partecipato ad un’esperienza di Job Shadowing Erasmus+ promossa da DiSAL – Associazione Dirigenti Scuole Autonome e Libere – presso la Verband katholischer Kindertageseinrichtungen Bayern e.V. e in alcuni asili nido e scuole dell’infanzia di Monaco di Baviera. Una vera e propria immersione in un nuovo paesaggio educativo.
Attraverso questa esperienza abbiamo potuto osservare da vicino il sistema educativo bavarese, confrontarlo con quello italiano, scoprendo come educare non significhi semplicemente trasmettere conoscenze, ma abitare uno spazio di crescita, libertà, cittadinanza e responsabilità. È stata un’esperienza coinvolgente e arricchente, che ha alimentato il nostro sguardo professionale e fatto nascere domande e riflessioni significative da portare nelle nostre scuole.
Il modello pedagogico bavarese
Il primo giorno abbiamo partecipato ad un incontro presso la Verband Katholischer Kindertageseinrichtungen (le scuole visitate sono affiliate alla Caritas), dove siamo state accolte da Anna Werner, Alexa Glawogger-Feucht e Bettina Bischoff, consulenti degli asili cattolici della Baviera. Dopo un caloroso benvenuto, ci hanno presentato il quadro normativo delle leggi bavaresi sull’educazione della prima infanzia, le diverse tipologie di strutture educative e i principi fondamentali della loro visione del bambino.
Dal confronto è emerso come il sistema educativo bavarese si fondi su un quadro normativo che vede il bambino non come un soggetto passivo di cure, ma come un “bambino competente”, attivo e co-creatore del proprio percorso di crescita. Il sapere non viene trasmesso, ma costruito insieme attraverso l’interazione quotidiana.
Il modello pedagogico bavarese si basa su alcuni pilastri fondamentali:
- autonomia: incoraggiare i bambini a esplorare da soli e ad assumersi rischi calcolati, seguendo il principio “Aiutami a farlo da solo“;
- partecipazione: gli educatori aiutano i bambini a percepire i propri bisogni e desideri, imparano la democrazia votando per le proprie regole e decidendo su aspetti quotidiani quali ad es. l’alimentazione o il riposo;
- resilienza: rafforzare la capacità del bambino di superare le difficoltà, promuovendo l’autoefficacia;
- famiglia: è riconosciuta come l’ambiente educativo più influente. Il rapporto scuola-famiglia è inteso come un partenariato educativo, dove genitori ed educatori collaborano paritariamente.
L’obiettivo primario è accompagnare i bambini a diventare cittadini responsabili attraverso l’esercizio quotidiano della partecipazione e della responsabilità.
In questa prima fase sono stati particolarmente preziosi i momenti di confronto con le realtà scolastiche italiane, resi ancora più fluidi grazie alla mediazione linguistica di Anna, che parlava molto bene la nostra lingua.
Il percorso formativo accademico di abilitazione all’insegnamento
Nel pomeriggio abbiamo visitato la Fachakademie, dove siamo state accolte dal direttore Christoph Horner. La struttura si occupa della formazione del personale educativo e consente di conseguire il titolo di educatore riconosciuto dallo Stato attraverso due percorsi principali: il percorso formativo classico (due anni di studio teorico seguiti da un anno di tirocinio professionale) e la formazione integrata pratica (PiA), un percorso triennale che prevede una forte integrazione tra teoria e pratica. Gli studenti percepiscono una retribuzione durante il tirocinio. Abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con una studentessa di origine italiana che parteciperà a un Erasmus a Bologna. Il suo racconto ha messo in luce un aspetto particolarmente significativo: i docenti non si limitano a trasmettere conoscenze, ma accompagnano gli studenti nel loro percorso personale e professionale. È un sistema che valorizza fortemente l’esperienza e l’alternanza tra teoria e pratica, permettendo ai futuri educatori di costruire progressivamente una solida identità professionale.
Rispetto al modello italiano, che prevede principalmente la figura dell’insegnante laureato, il sistema bavarese si fonda su un team multiprofessionale con diversi livelli di qualifica. Nonostante questa differenziazione formale, nelle strutture visitate non abbiamo percepito distinzioni gerarchiche operative: ciò che emerge con forza è la richiesta che gli educatori siano professionisti riflessivi, capaci di osservazione, progettazione pedagogica e collaborazione con famiglie e i servizi del territorio.
Un esempio di sistema integrato 0-6: il Kita – Katolische Kindertagesstätte St. Oswald
Nella seconda giornata, tramite uno spostamento in treno e con il prezioso aiuto di Anna Werner, Alexandra Schliessleder, responsabile della Caritasverband della diocesi di Augusta, e Martina Kinne, consulente per l’educazione della prima infanzia, ci siamo recate nella città di Augusta. Qui abbiamo visitato il Kita – Katholische Kindertagesstätte St. Oswald: una struttura educativa che comprende asilo nido, scuola dell’infanzia e doposcuola.
Siamo state accolte dalla direttrice Angelika Hafner e da parte del personale educativo, tra cui Laura, che parlava molto bene la lingua italiana e ci ha accompagnato nella visita degli spazi. Abbiamo potuto osservare con attenzione l’organizzazione degli ambienti, progettati con grande cura e intenzionalità pedagogica.
In queste scuole il concetto di spazio come terzo educatore appare chiaramente realizzato: gli ambienti non sono semplicemente decorati, ma pensati per invitare all’azione e all’esplorazione. Ogni angolo diventa un messaggio educativo. Non mancano banchi da lavoro con strumenti reali o cucine dove i bambini possono tagliare la frutta con coltelli in metallo: scelte che comunicano fiducia e responsabilità.
Il tempo è considerato una risorsa educativa: per esempio il momento del cambio prima di uscire in giardino può durare anche mezz’ora, perché gli insegnanti attendono e incoraggiano il “faccio da me”, senza sostituirsi al bambino per velocizzare le attività. L’attenzione all’autonomia dei bambini è percepibile in ogni ambiente ed in ogni agito. In questi spazi il bambino decide cosa fare, con chi e per quanto tempo. Quella che per noi può sembrare un’assenza di regole, rappresenta invece l’esercizio massimo della responsabilità: gestire i propri conflitti sociali, la propria noia, il proprio interesse, cosa mangiare e quanto senza la mediazione continua dell’adulto.
Lo spazio doposcuola offre ai bambini diverse tipologie di arredo che facilitano lo studio: sedie girevoli, tavoli rialzati, tavoli di lavoro per stare in piedi, postazioni per lavorare sdraiati. Non mancano poi spazi aperti di svago ed esperienziali; le tre strutture (nido, infanzia e doposcuola) si sviluppano in maniera armonica creata con un’attenta progettazione condivisa con la scuola.
Dopo il pranzo in un locale della città, ci siamo recate presso la Caritasverband für die Diözese Augsburg per un momento di riflessione sulle attività della mattinata e di confronto tra i due sistemi educativi. In questa sede ci è stato illustrato anche il percorso di elaborazione del curricolo unitario della Bavaria per gli asili nido e le scuole dell’infanzia, insieme agli strumenti di osservazione e ai report utilizzati dagli educatori per monitorare lo sviluppo e il raggiungimento degli obiettivi educativi.
Una scuola innovativa: l’Inklusives HAus für Kinder Maria Trost II
L’ultimo giorno è stato dedicato alla visita dell’Inklusives Haus für Kinder Maria Trost II, situato nel quartiere di Moosach e comprendente scuola materna e doposcuola. Anche in questa occasione abbiamo potuto contare sull’aiuto linguistico di Anna e siamo state accolte dalla direttrice Julia e dall’insegnante Emma, che conosceva molto bene la nostra lingua.
La struttura è organizzata in spazi tematici dedicati alle diverse esperienze dei bambini, come la stanza dei sogni, la stanza della sabbia e altri ambienti progettati per favorire esplorazione e creatività. Dopo una prima visita guidata abbiamo potuto muoverci liberamente nella scuola per osservare lo svolgimento della giornata educativa.
Un elemento particolarmente significativo è stato proprio questo momento di osservazione. Utilizzando una specifica griglia di analisi, abbiamo osservato le dinamiche quotidiane concentrandoci soprattutto sugli aspetti non verbali, anche a causa della barriera linguistica. Questa condizione ha reso ancora più evidente il valore di elementi come la comunicazione corporea, lo sguardo, la gestione degli spazi e il tono emotivo della relazione educativa.
Attraverso gesti, espressioni e modulazioni della voce, gli educatori trasmettevano accoglienza, sicurezza e fiducia, dimostrando come la relazione educativa possa essere compresa anche oltre le parole.
Dopo il pranzo offerto dalla struttura, l’esperienza si è conclusa con un momento di restituzione e confronto, durante il quale abbiamo potuto condividere osservazioni, domande e riflessioni reciproche.
Il progetto Erasmus+ ci lascia in dono una domanda importante: quanto spazio siamo disposti a cedere affinché la competenza del bambino possa davvero fiorire?
Torniamo nelle nostre scuole con uno sguardo più ampio, consapevoli che ogni esperienza di condivisione e confronto rappresenta sempre un seme da coltivare, capace di generare nuove possibilità educative e nuovi sguardi.



























