All’interno del progetto Erasmus + 2025 -1-IT02-KA121-SCH-000322823 (con codice CUP F44C25000010006) realizzato da DiSAL nell’anno scolastico 2025/26 si è tenuta una visita a Rabat, nell’isola di Malta, dall’11 al 13 marzo, presso l’Archibishop’s Seminary. L’esperienza è stata condivisa da quattro dirigenti dell’associazione: Nora Terzoli, vicepresidente di DiSAL e titolare dell’Istituto Comprensivo Villasanta di Villasanta (MB), Maria Pasolini, preside dei licei Leopardi di Milano, Francesca Bonazza, dirigente scolastica dell’I.C. Elisabetta “Betty” Pierazzo di Noale (VE) e Francesca Maganzi Gioeni d’Angiò, dirigente del liceo Carducci di Bolzano.
Focus prioritari del progetto Erasmus sottoscritto da DiSAL sono il sistema 0-6 e lo sviluppo e la valutazione delle soft skills nel contesto scolastico.
L’Archibishop’s Seminary, fondato nel 2012, è un’istituzione scolastica che accoglie studenti tra i 5 e i 16 anni. È una scuola solo maschile, con una vision centrata sulla valorizzazione di ogni studente come persona unica e irripetibile, sostenuta da una comunità di adulti molto attenta ai processi educativi e che vive una collegialità fattiva e collaborante.
Nel primo momento di lavoro abbiamo incontrato Mark Farrugia, direttore e coordinatore dell’intera proposta didattica e educativa della scuola, insieme ad alcuni docenti del suo staff. Ci ha seguito per l’intera giornata anche il professor Christopher Bezzina, docente del dipartimento per l’Apprendimento e l’Innovazione della facoltà di Educazione dell’Università di Malta, che collabora da tempo con DiSAL sui temi della leadership scolastica.
La società maltese, caratterizzata da una spiccata multiculturalità, assiste da tempo alla marginalizzazione della sua lingua originaria e all’affermazione quasi esclusiva dell’inglese, diventato ormai la lingua veicolare dell’intera vita sociale, soprattutto delle giovani generazioni, anche a seguito della frequentazione dei social media internazionali.
Nella scuola si sta dunque lavorando a una ridefinizione del curricolo per recuperare il maltese, veicolo della tradizione del popolo, oltre alla predisposizione, nelle classi dei più piccoli, di corsi “di assaggio” di altre lingue come l’italiano, il francese e il tedesco, per poter consentire poi in modo più consapevole la scelta delle lingue da studiare negli anni successivi.
Personalizzazione, collegialità e metodologie innovative
La scuola è caratterizzata da un forte accento legato alla personalizzazione. Il piano delle lezioni prevede momenti in cui il gruppo classe si divide e lavora per “livelli” per poter permettere a chi sta incontrando qualche difficoltà di avere un rinforzo nell’apprendimento.
Nei primi anni di studio vengono valutate solo alcune discipline, le altre, soprattutto quelle legate all’espressione artistica, non hanno valutazione. Questa scelta permette un apprendimento “più disteso” e la maturazione di una motivazione personale allo studio, come è risultato evidente durante l’osservazione della lezione di musica dei più piccoli.
Nella direzione della personalizzazione è da inquadrare anche l’attenzione ai numerosi ragazzi con bisogni educativi speciali che frequentano la scuola. Per loro sono predisposti anche spazi specifici, dove possono esercitare le loro competenze o dove possono vivere anche momenti più personali con gli educatori di riferimento.
La scuola è caratterizzata da una cultura focalizzata sul benessere e sulla prevenzione, esiste per esempio un sistema di segnalazione online accessibile a tutti gli educatori, attraverso il quale l’insegnante che nota un segnale di disagio lo comunica ai colleghi compilando un modulo.
Il protagonismo degli studenti trova spazio anche in momenti particolari, come la partecipazione ad alcune assemblee, il lunedì mattina, in cui si discute su un tema attraverso la pratica dal debate: si tratta di un’occasione in cui, oltre ad esercitare l’argomentazione per sostenere la propria tesi, si è invitati all’ascolto e all’accoglienza del punto di vista dell’altro. Il dialogo costruttivo è una pratica molto usata all’interno della scuola.
I diversi colloqui con le persone dello staff di direzione hanno sottolineato la cura per la crescita della comunità educativa dei docenti, che condividono frequenti momenti di lavoro per arrivare a una programmazione didattica condivisa sia per gli aspetti accademici sia per le scelte educative. Tra le metodologie innovative adottate dai docenti si segnalano in particolare:
- L’ approccio CPA (Concreto, Pittorico, Astratto) usato in matematica per favorire un approccio esperienziale con la materia: i bambini toccano, disegnano e solo in seguito arrivano alla formalizzazione logica e astratta dei contenuti.
- I diari riflessivi. I bambini sono invitati a scriverefrequentemente riflessioni su quello che imparano e su come imparano. Si tratta di un’interessante occasione di metacognizione e di una progressiva educazione a un apprendimento argomentato.
- Il PSCD (Educazione Personale, Sociale e Professionale): una materia senza voti che si concentra sull’alfabetizzazione emotiva, la cura delle relazioni e per i più grandi sulla identificazione delle future preferenze professionali. Si tratta di un approccio molto interessante per la valorizzazione delle soft skills. La scuola ha identificato una serie di indicatori per la valutazione di queste competenze che condivide con le famiglie.
La centralità delle soft skills
L’incontro con Charlotte, responsabile e coordinatrice del PSCD, ha permesso di approfondirecome il percorso consenta di ridurre la conflittualità. All’interno della scuola non si rilevano infatti particolari problemi disciplinari, probabilmente perché gli alunni sono guidati, fin da piccoli, a trovare personalmente la soluzione alle eventuali tensioni attraverso un lavoro sistematico sulle emozioni: nessuna è di per sé negativa e deve quindi essere censurata, bisogna solo imparare a gestirle. Durante queste lezioni non si legge e non si scrive per permettere di “far fiorire” anche gli studenti che hanno difficoltà: sanno che in questo spazio non devono preoccuparsi di fallire. Il lavoro di Charlotte si divide in due aree principali: da un lato offre supporto agli studenti per quanto riguarda la loro sicurezza e le difficoltà personali, che si tratti di sfera emotiva, problemi familiari o difficoltà di inserimento, dall’altra lavora sulle life skills.
Il lavoro sulle soft skills è facilitato dalle “lezioni immersive” che attraverso la promozione di esperienze e un approccio molto laboratoriale consentono agli studenti di imparare contenuti disciplinari in senso stretto insieme all’esercizio delle non cognitive skills. E’ quanto abbiamo visto durante il momento dell’accensione del fuoco in un angolo del parco della scuola.
Anche l’organizzazione degli spazi è pensata in funzione della crescita dell’autonomia e delle competenze sociali: gli studenti si spostano da soli nelle diverse aule e nei numerosi laboratori, attrezzati anche per esperienze di carattere manuale.
L’incontro con il responsabile della secondaria ha permesso di verificare ancora una volta la centralità delle soft skills. I docenti utilizzano un sistema di reporting centrato sui valori, che consiste nel monitoraggio di dieci virtù, tramite un portale digitale. Gli insegnanti registrano i comportamenti positivi, permettendo agli studenti di visualizzare i loro progressi, aiutando quindi la crescita della loro autocoscienza.
La scuola ricorre a diverse piattaforme on line per raccogliere la documentazione e per favorire la progettazione condivisa. Solo per fare un altro esempio si avvale di un portale gestionale per condividere con tutti i docenti la documentazione e le informazioni utili per gli studenti con bisogni educativi speciali.
La sicurezza digitale resta una sfida sulla quale la comunità educativa dell’Archibishop’s Seminary continua ad interrogarsi, monitorando i rischi legati ai social media e ai videogiochi non adatti all’età degli studenti e coinvolgendo le famiglie in questo esercizio di vigilanza.
Mobilità Erasmus e studenti con bisogni educativi speciali
L’incontro con Ms. Elaine ha permesso di conoscere le modalità degli scambi Erasmus promossi dalla scuola. Viaggiano quattro gruppi, due grazie ai finanziamenti Erasmus e due con costi sostenuti dalle famiglie. Per la selezione dei partecipanti non si considerano le valutazioni nelle diverse materie, ma la motivazione e si cerca di favorire la partecipazione degli studenti con bisogni educativi speciali.
Per concludere
La visita all’Archibishop’s Seminary si è rivelata molto significativa rispetto ai due obiettivi del progetto Erasmus dell’associazione perché, pur non avendo un vero sistema 0–6, la scuola accoglie in alcuni casi e con una certa flessibilità, bambini fin dai quattro anni con modalità che potrebbero essere meritevoli di un ulteriore approfondimento.
Molto stimolante il lavoro sulle soft skills e sulla loro valutazione che interessa le diverse età dei ragazzi. Si tratta di un approccio favorito da una comunità di adulti formata e molto attenta alla crescita integrale degli studenti e capace di continue innovazioni metodologiche grazie alle quali non esiste divisione tra acquisizione delle competenze disciplinari e maturazione delle soft skills. Altrettanto interessante è la creazione di strumenti digitali a servizio di una scuola inclusiva e centrata sulla personalizzazione.
























