Fonte: Italia oggi
Articolo di Marco Campione
La Calabria riduce la dispersione scolastica dal 19% al 9,7% in cinque anni. Loredana Giannicola spiega come tradizione e innovazione abbiano trasformato la regione in un laboratorio educativo di successo
«La Calabria non va letta solo come territorio segnato da criticità, ma come realtà in trasformazione: un laboratorio nel quale tradizione e cambiamento convivono e nel quale il futuro del Mezzogiorno può essere reinterpretato in modo originale e generativo». A dirlo Loredana Giannicola, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria, commentando i dati Istat sulla dispersione scolastica, che certificano un calo nella regione di ben 10 punti, dal 19% del 2020 al 9,7% del 2025.
Domanda. Cosa c’è dietro questa riduzione massiccia della dispersione ?
Risposta. Siamo passati dal paradigma dell’emergenza a quello della responsabilità strutturale, dentro una visione che riconosce la scuola quale ambiente educativo di apprendimento. Il contrasto all’insuccesso scolastico ha assunto una dimensione più profonda: una questione che attraversa la relazione educativa, il modo in cui la scuola riconosce, accoglie e valorizza ogni studente nella sua singolarità.
D. Che ruolo ha avuto il programma Agenda Sud, messo in campo dal ministro?
R. Agenda Sud rappresenta uno dei tentativi più significativi di riscrivere il legame tra scuola, equità e contesto territoriale nel Mezzogiorno, con una prospettiva eco-sistemica che supera la lettura tecnicistica per valorizzare la relazione educativa, le aspettative implicite e il differenziale di apprendimento. Il programma ha raggiunto anche le aree più remote dell’entroterra, mettendo in moto una vera azione di giustizia territoriale, con laboratori artistici, musicali e teatrali, pratiche espressive e corporee, esperienze legate al territorio.
D. L’Istat segnala però che persistono disuguaglianze di genere e lacune nelle competenze linguistiche. Come risponde?
R. Bisogna leggere il dato dentro una traiettoria di cambiamento. Sul piano del genere, persiste una differenza che vede le ragazze avvantaggiate rispetto ai coetanei maschi, ma il divario si sta riducendo e cresce la capacità delle scuole di intercettare precocemente le situazioni critiche. Sul versante linguistico, gli investimenti in didattica innovativa, laboratori e mobilità internazionale stanno producendo effetti misurabili. Anche la dispersione implicita mostra una tendenza al miglioramento, segno di un sistema che acquisisce maggiore efficacia.
D. La Calabria viene spesso descritta come un caso a sé nel panorama meridionale. È d’accordo?
R. La regione ha conosciuto flussi migratori più intensi, frammentazione territoriale più marcata, un peso delle aree interne e montane più rilevante rispetto a Campania o Puglia. Ma queste caratteristiche hanno anche generato forti legami comunitari e una diffusa cultura della resistenza e adattamento. Vito Teti, antropologo dell’Università della Calabria, ha definito la Calabria «terra inquieta», segnata da spopolamento, memoria e resilienza. I rapporti Svimez confermano che il Sud è attraversato da dinamiche di cambiamento spesso poco visibili a livello nazionale. Quanto alla criminalità organizzata, occorre non ridurre la Calabria a questa sola dimensione: esiste una società civile viva, fatta di scuole, associazioni e amministrazioni locali che operano per il bene comune.
D. E per quanto riguarda la dispersione implicita?
R. Serve una visione di sistema che vada oltre le singole scuole. Le politiche attivate, dal Pnrr ad Agenda Sud, fino ai programmi regionali, hanno rafforzato competenze di base, tutoraggio, mentoring e tempo scuola. Il sistema educativo calabrese appare oggi più strutturato e capace di intervenire precocemente. Il salto di qualità vero passa dall’integrazione tra scuola, Its Academy e sistema universitario, con l’obiettivo di costruire campus diffusi e laboratori territoriali, rafforzando l’orientamento prima che le difficoltà si trasformino in abbandono.
D. Il presidente dell’Invalsi Roberto Ricci ha indicato nell’«equieterogeneità» l’obiettivo da perseguire nella formazione delle classi. Condivide?
R. Sono sostanzialmente d’accordo, ma occorre realismo. Nel contesto calabrese il principio incontra limiti oggettivi: calo demografico, numero ridotto di studenti, concentrazione di bisogni educativi simili, scarsità di risorse. In molte realtà, soprattutto nelle aree interne, mancano le condizioni per gruppi realmente eterogenei; l’equieterogeneità rischia di restare più un orientamento teorico che una pratica realizzabile. Il punto decisivo è l’uso degli strumenti: se improprio, alimenta selezione implicita e classi “di livello” mascherate; se consapevole, consente classi intenzionalmente equilibrate. La differenza è culturale, prima ancora che tecnica.
D. Dove si registrano i divari più forti nel sistema educativo calabrese?
R. Non tra sezioni dello stesso edificio, ma tra scuole in contesti geografici profondamente diversi. Il fattore discriminante è l’isolamento geografico, che agisce su più livelli: accesso ai servizi, opportunità educative, capitale sociale. Quando attorno alla scuola manca un ecosistema di opportunità, essa rischia di restare l’unico presidio educativo, con responsabilità insostenibili. Il contrasto ai divari deve diventare una strategia territoriale integrata: investire in mobilità, infrastrutture e reti educative significa restituire agli studenti la possibilità di costruire il proprio futuro oltre i vincoli del luogo di partenza.
D. Come evitare che la scuola riproduca, anziché ridurre, le disuguaglianze sociali?
R. Come ha mostrato Pierre Bourdieu, i sistemi educativi tendono a riprodurre le disuguaglianze attraverso meccanismi apparentemente neutri. Il tutor di orientamento è uno degli strumenti più promettenti per invertire la rotta, rendendo i percorsi più consapevoli e inclusivi. Cruciale è anche la leadership scolastica: l’equità non nasce spontaneamente, ma va progettata e difesa.
D. Se dovesse indicare il cambiamento positivo più importante in prospettiva?
R. Le istituzioni scolastiche sono oggi più attrezzate: dispongono di più dati, mostrano crescente attenzione all’equità e hanno maturato esperienza significativa nella gestione delle situazioni più problematiche. (riproduzione riservata)





















