Pubblicato il 21 Settembre 2026.

Fonte: Today.it

Articolo di redazione

I dati del ministero rielaborati da Skuola.net: il 7,6% delle classi supera la soglia prevista dal 2010. Ma la quota scende allo 0,6% considerando soltanto gli alunni stranieri nati all’estero

In Italia circa una classe su 13 supera la soglia del 30% di alunni con cittadinanza non italiana. Ma la percentuale crolla allo 0,6% se si considerano soltanto gli studenti stranieri nati all’estero, quelli che con maggiore probabilità possono avere bisogno di un sostegno iniziale per l’apprendimento della lingua. È quanto emerge da un’analisi realizzata da Skuola.net sulla base degli ultimi dati disponibili del ministero dell’Istruzione e del Merito, relativi all’anno scolastico 2022/2023.

Da quando esiste la soglia del 30% degli alunni stranieri in classe 

I numeri aiutano a definire le dimensioni di un fenomeno tornato al centro del confronto politico dopo che il ministro Giuseppe Valditara ha anticipato l’intenzione di intervenire per legge sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi. L’iniziativa è stata successivamente annunciata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri durante la festa di “Gioventù Nazionale”. 

Il limite del 30%, in realtà, non rappresenta una novità. Come abbiamo spiegato, è già previsto fin dal 2010 dalla circolare ministeriale numero 2, emanata quando alla guida dell’Istruzione c’era Mariastella Gelmini. La disposizione stabilisce che, di norma, gli studenti con cittadinanza non italiana non debbano superare il 30% degli iscritti in ciascuna classe.

La stessa circolare consente però un’applicazione flessibile. La soglia può essere superata quando gli alunni stranieri sono nati in Italia o possiedono già una buona conoscenza della lingua. Al contrario, può essere abbassata nelle scuole che accolgono un numero consistente di studenti arrivati da poco nel Paese e bisognosi di un sostegno linguistico più intenso.

Una classe su 13 oltre il limite

Secondo i dati ministeriali rielaborati da Skuola.net, nell’anno scolastico 2022/2023 gli studenti con cittadinanza non italiana erano 914.860, pari all’11,2% dell’intera popolazione scolastica. La loro distribuzione, tuttavia, non era omogenea: alcune scuole e alcuni territori presentavano concentrazioni molto più elevate rispetto alla media nazionale.

Gli istituti nei quali gli alunni stranieri superavano il 30% degli iscritti erano 4.223, equivalenti al 7,9% delle strutture scolastiche italiane. La quota raggiungeva il 9,5% nelle scuole dell’infanzia e l’8,9% nelle primarie, per poi scendere al 5,4% nelle medie e al 2,8% nelle superiori.

Prendendo in esame le singole classi statali, e non gli istituti nel loro complesso, quelle oltre la soglia rappresentavano il 7,6% del totale: poco meno di una ogni 13. Anche in questo caso le differenze tra i vari cicli erano rilevanti. Nella scuola primaria il limite veniva superato nel 12,4% delle aule, quasi una su otto. La percentuale scendeva al 7% nelle medie e al 3,5% nelle scuole superiori.

Il peso degli alunni nati in Italia

Il dato complessivo cambia sensibilmente quando si distingue tra cittadinanza e luogo di nascita. Dei quasi 915mila studenti con cittadinanza non italiana, infatti, 598.745 erano nati in Italia: il 65,4%, quasi due su tre.

Si tratta nella maggior parte dei casi di bambini e ragazzi cresciuti e scolarizzati nel nostro Paese, per i quali la conoscenza dell’italiano non rappresenta necessariamente un ostacolo all’apprendimento. Considerare tutti gli studenti senza cittadinanza italiana come un gruppo omogeneo rischia quindi di restituire un’immagine incompleta della situazione.

Se nel calcolo vengono inclusi soltanto gli alunni stranieri nati all’estero, la quota di classi nelle quali viene superato il tetto del 30% scende, secondo l’analisi di Skuola.net, allo 0,6% su scala nazionale. Nelle primarie si passa dal 12,4% calcolato sull’insieme degli studenti stranieri allo 0,6%; nelle medie dal 7% allo 0,2%. Alle superiori la percentuale si riduce dal 3,5% allo 0,8%.

La cittadinanza, dunque, non coincide automaticamente con una difficoltà linguistica. È proprio questa distinzione uno degli elementi da tenere in considerazione nel valutare l’effettiva composizione delle classi e la necessità di eventuali interventi.

Le differenze tra Nord e Sud

Il fenomeno è inoltre fortemente concentrato dal punto di vista geografico. Il 63,8% degli studenti con cittadinanza non italiana frequenta scuole situate nelle regioni settentrionali. Il 23,3% si trova nel Centro, mentre soltanto l’11,5% è distribuito tra il Sud e le Isole.

La Lombardia è la regione con la quota più elevata di classi statali sopra il limite: il 16,8%. Segue l’Emilia-Romagna con il 15,6%, percentuale che sale al 25% se si prendono in considerazione soltanto le scuole primarie. Valori superiori alla media nazionale vengono registrati anche in Liguria, dove il tetto è superato nel 13,9% delle classi, in Piemonte con l’11,2%, in Veneto con il 10,5% e in Toscana con il 10,4%.

Nel Mezzogiorno le percentuali risultano invece molto più contenute: lo 0,4% in Puglia e Sardegna, lo 0,6% in Campania, l’1,1% in Basilicata e l’1,5% in Sicilia. 

E la sfida, più che le classi differenziate, sembra rimanere quella dell’integrazione, in un’Italia dove due studenti stranieri su tre sono nati in Italia, ma vengono considerati ancora “non italiani”.

Studenti stranieri: ecco quanti sono davvero

La pagina ISMU https://www.ismu.org/istruzione-e-formazione-banca-dati-sulle-migrazioni/ offre dati, valutazioni e numerosi link a diversi studi per approfondire una problematica che, al di là delle valutazioni di merito, necessita di uno studio accurato per essere affrontata.

Condividi articolo