Pubblicato il 3 Novembre 2026.

Fonte: Il sussidiario.net

Articolo di Roberto Pasolini

Il Buono scuola, introdotto nel 2025 e finanziato nel 2026, è entrato nella legge di bilancio 2027. Il riconoscimento di un diritto che batte le polemiche

Raggiunti tutti gli obiettivi che le associazioni pro Buono scuola nazionale si erano prefissate lo scorso anno, compresa la piena adesione delle famiglie (hanno presentato un numero di domande tale da consentire l’utilizzo di tutti i 20 milioni di euro messi a disposizione dalla legge di bilancio 2026), l’impegno continua, poiché il traguardo per una vera parità è ancora lontano.

L’obiettivo resta quello di raggiungere un livello di risorse adeguato a superare le discriminazioni economiche e a permettere a tutti i cittadini di poter esercitare pienamente il diritto costituzionale alla libera scelta educativa.

I semi che abbiamo piantato, comunque, cominciano a dare i loro frutti, e la crescente consapevolezza sia dell’opinione pubblica sia del mondo politico del fatto che la posta in gioco è un diritto sancito dalla nostra Costituzione e che il nostro impegno democratico è volto a renderne effettivo l’esercizio da parte dei cittadini, sembra aver aperto una strada con meno ostacoli.

Fermarsi adesso non avrebbe senso! È il tempo in cui si può sperare di compiere altri passi che permettano di avvicinarsi all’ambito traguardo. Per questo abbiamo incontrato il ministro Valditara: ritenevamo importante confrontarci con lui per comprendere meglio i margini di manovra in vista della legge di bilancio 2027 e capire come muoverci.

Lo stallo aveva in effetti sollevato qualche motivo di preoccupazione: dal 2005 il contributo ordinario riconosciuto alle scuole è rimasto fermo a 500 milioni per una ventina d’anni, perdendo quasi il 50% del suo potere d’acquisto.

In questo lungo lasso di tempo la giustificazione è stata sempre la stessa: la mancanza di risorse e le numerose emergenze del Paese, che avrebbero richiesto l’impiego di tutte le disponibilità finanziarie. Le notizie poco rassicuranti che arrivavano dal MEF, con il consueto richiamo alla scarsità delle risorse, non lasciavano presagire un quadro particolarmente favorevole.

Devo invece riconoscere che l’impressione, oggi, è che il clima e l’attenzione verso il settore paritario siano buoni e si nota qualche frutto concreto di quei semi già citati.

Durante l’incontro del 27 ottobre abbiamo appreso con soddisfazione, infatti, della decisione già presa di dare continuità al provvedimento che ha introdotto il Buono scuola e della disponibilità a valutare anche un suo potenziamento per allargare la platea dei cittadini aventi diritto, partendo da un innalzamento della soglia ISEE.

I risultati ottenuti stanno contribuendo a consolidare anche la consapevolezza del valore sociale di questo intervento.

Come evidenziato nel comunicato stampa che abbiamo diffuso dopo l’incontro, le famiglie con un ISEE non superiore a 30mila euro rappresentano il 14% delle famiglie che frequentano le scuole paritarie. È un dato significativo, che smentisce l’idea che le scuole paritarie siano frequentate soltanto da “famiglie ricche”. Si tratta, invece, di genitori che credono nel diritto alla libera scelta educativa per i propri figli e che, per poterlo esercitare, sono disposti ad affrontare sacrifici e rinunce.

Da sempre ribadiamo quanto il pluralismo educativo sia elemento di equità, simbolo di democrazia, fattore di miglioramento dei livelli di apprendimento, come evidenziato da orientamenti e normative internazionali. Ma il pluralismo può esistere soltanto se esistono scuole paritarie – “non governative” nella dizione internazionale –, senza le quali si avrebbe un monopolio educativo da parte dello Stato, con tutte le possibili conseguenze sulla libertà educativa e sulla formazione delle nuove generazioni. Un tema che abbiamo approfondito ampiamente in questi anni, sia a livello nazionale sia internazionale.

Per queste ragioni, durante l’incontro abbiamo evidenziato anche la necessità di incrementare l’intervento finanziario a sostegno delle scuole paritarie, quale aiuto alla gestione, che sta incontrando, come molti altri settori, un aumento dei costi dell’energia e l’erosione inflattiva del potere d’acquisto.

Non ultimo, anzi sempre al centro delle nostre preoccupazioni, il tema degli studenti con disabilità che frequentano le nostre scuole. Sono stati compiuti notevoli progressi, ma occorre fare altri passi per proseguire concretamente il percorso verso la piena gratuità del sostegno e il superamento delle discriminazioni economiche rispetto a chi frequenta la scuola statale.

Le notizie delle ultime ore confermano il clima positivo sopra ricordato, poiché il testo della legge di bilancio contiene la prosecuzione dell’erogazione del Buono scuola anche per il 2027. Analizzeremo con attenzione gli altri capitoli.

In una situazione caratterizzata dal mancato riconoscimento del deficit al 3% del Pil che avrebbe consentito all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo prevista dai vincoli europei, e considerati gli interventi necessari per fronteggiare l’aumento dei costi energetici e il conseguente carovita, aggravato da un’inflazione che ha superato il 5%, non possiamo che assumere, da cittadini responsabili, un atteggiamento di realismo e contenere le nostre aspettative, come quella di un’immediata stabilizzazione del provvedimento.

D’altra parte la denatalità determinerà, lo dicono le stime, una riduzione di circa un milione di studenti nei prossimi dieci anni. È inevitabile che questo comporti una riorganizzazione del sistema scolastico e una progressiva riduzione dei costi legati al personale. Ci auguriamo che i risparmi derivanti da questo processo di riorganizzazione, condiviso con una componente sindacale consapevole della necessità di una riforma, vengano interamente reinvestiti nella scuola, anziché trasformarsi in semplici tagli di spesa.

Sarebbe un’azione efficace per un suo miglioramento, partendo dalla soluzione del problema del precariato, dall’aumento del livello retributivo dei docenti e, non ultimo, dalla garanzia a tutti i cittadini dell’effettivo esercizio del diritto costituzionale alla libera scelta educativa.

È una proposta che non potrà essere attuata pienamente nell’immediato, ma che nei prossimi anni dipenderà dalla visione prospettica che la politica vorrà darsi. Non ci resta che seguire con attenzione l’evolversi della situazione, confidando nella capacità della politica di individuare le risposte giuste alle nuove sfide.

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