Indice
INTRODUZIONE
Editoriale di Filomena Zamboli
PARTE I - IL QUADRO DEL PROBLEMA
Le sfide culturali e sociali. Formare le persone per un servizio al bene comune di Bernhard Scholz
C’è quasi sempre nella nostra giovinezza ... di Carlo M. Fedeli
A scuola di speranza di Elena Fazi
Le sfide in ambito educativo. Povertà educativa in un’era disruptive di Paolo Nardi
Rete fare scuole. School Leadership: An international perspective. The Human Side of Educational Leadership di Christopher Bezzina
PARTE II - TESSERE DEL MOSAICO
Tempo di scuola. Appunti e riflessioni sull’organizzazione del tempo scolastico di Rosario Drago
Personalizzazione e dirigenza scolastica di Maria Grazia Fornaroli
La Leadership del discernimento a scuola. Per una saggezza pratica tra pensieri, emozioni e azioni di Alberto Rizzi
PARTE III - ESPERIENZE A CONFRONTO
Scuola cattolica: prima ‘scuola’ o prima ‘cattolica’? di Marcello Sottopietra
Il docente protagonista tra responsabilità personale e appartenenza alla comunità di Gloria Coscia
Leadership for learning: per una scuola che impara di Maria Paola Iaquinta
PARTE IV - NORMATIVA
Leadership educativa nel mondo: Stati Uniti, Cina, Federazione Russa di Ignazio Venzano
Giovani non invisibili: l’Italia disperde il suo futuro e la scuola può cambiare rotta di Rossella Riccò
L’esperienza del bene comune come frutto di una “ragione allargata” di Nora Terzoli
Editoriale
DIRIGERE LA SCUOLA NELL’EPOCA DELL’INCERTEZZA: CUSTODIRE L’UMANO, GENERARE FUTURO
Filomena Zamboli
Ogni epoca consegna alla scuola una domanda essenziale. È questa, forse, la domanda più urgente del nostro tempo: non quali strumenti offrire ai giovani per abitare il mondo, ma, più radicalmente, quale idea di uomo vogliamo custo- dire mentre il mondo cambia.
Viviamo dentro una trasformazione che non riguarda soltanto le tecnologie, i linguaggi o i sistemi produttivi, ma il modo stesso con cui l’uomo guarda sé stesso e interpreta la realtà. La velocità del cambiamento, di fatto, determina una strana contraddizione, possediamo strumenti sempre più potenti per conoscere e comunicare, ma facciamo sempre più fatica a costruire significati condivisi. Il compito della scuola germoglia proprio nello spazio di questa tensione: tra ciò che cambia e ciò che deve rimanere, tra il nuovo che avanza e ciò che costituisce la dignità della persona. Hannah Arendt, riflettendo sulla crisi dell’educazione, ricordava che educare significa assumersi la responsabilità del mondo davanti ai nuovi venuti. Non si educa soltanto per adattare i giovani al presente, ma per consegnare loro la possibilità di trasformarlo.
La sfida, che questo numero di Dirigere Scuole intende proporre alla rifles- sione dei lettori, è focalizzata su come preparare studenti competenti, capaci di abitare il mondo del lavoro e della conoscenza, nella prospettiva sostanziale di accompagnare persone alla costruzione della propria identità, della propria li- bertà e della propria capacità di relazione. La questione educativa, infatti, non coincide con una semplice questione organizzativa o metodologica. Ogni inno- vazione, ogni riforma, ogni tecnologia acquisisce valore solo se rimane al servizio della persona.
La scuola rischia di smarrire la propria missione quando l’educazione viene concepita come attuazione di procedure, indicatori e prestazioni, dimenticando che al centro del processo educativo vi è sempre un incontro tra persone. Il dirigente scolastico, in questo scenario, non è soltanto un gestore di complessità amministrative, la sua funzione più profonda è quella di generare comunità, dare significato al lavoro delle persone, riconoscere e valorizzare i talenti presenti nella scuola. La leadership educativa nasce proprio dalla capacità di guardare agli altri non come risorse da organizzare, ma come persone da coinvolgere, responsabi- lizzare e far crescere.
Dunque, una scuola forte non è una scuola senza problemi. È un luogo capace di attraversare le difficoltà senza perdere la fiducia nell’uomo, luogo in cui vivono persone capaci di pensiero, libertà e responsabilità. In un tempo nel quale tutto sembra orientato alla prestazione, la scuola deve custodire il valore della crescita, perché ogni persona rimane sempre un mistero da incontrare. Come ricordava Romano Guardini, la persona è qualcuno davanti al quale oc- corre porsi. Per questo l’esercizio della leadership educativa non coincide con il semplice governo dell’organizzazione. È prima di tutto una responsabilità cul- turale e umana. Un dirigente scolastico, un docente, un educatore sono chia- mati a generare condizioni nelle quali le persone possano esprimere il meglio di sé. Insomma, la vera innovazione nasce da una domanda sull’uomo. Anche la tecnologia e l’intelligenza artificiale pongono alla scuola una sfida che non è soltanto tecnica.
La questione fondamentale non è sapere se le macchine sapranno fare sempre più cose, ma comprendere ciò che nessuna macchina potrà mai sostituire: il si- gnificato, la relazione, la responsabilità, la capacità di prendersi cura. La nostra scuola non deve difendersi dal futuro, deve educare ad abitarlo. E per farlo, deve mantenere viva una memoria, non nostalgica, fondata su una tradizione che, come insegnava Guardini, permette all’uomo di non essere semplicemente tra- scinato dagli eventi, ma di orientarsi dentro di essi. Ogni generazione riceve un mondo e ne consegna un altro, la scuola è lo spazio nel quale questo passaggio può avvenire con consapevolezza. Ed è qui che torna la parola forse più neces- saria oggi: speranza. Non quella che oggi, cinicamente, scambiamo con l’ottimi- smo superficiale di chi immagina un futuro senza difficoltà, ma quella speranza più profonda che nasce quando qualcuno continua a credere nella possibilità dell’altro. La scuola per cui lavoriamo è fatta di adulti che ogni giorno scelgono di credere che un ragazzo possa diventare più grande delle sue fragilità, più libero delle sue paure, più consapevole delle proprie possibilità. Il futuro si costruisce attraverso incontri capaci di lasciare una traccia perché, alla fine, ogni autentico atto educativo consiste nel rendere consapevole ogni persona del fatto che il mondo ha bisogno proprio della sua unicità. E forse la missione più alta della scuola è custodire questa promessa.
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INTRODUZIONE
Editoriale di Filomena Zamboli
PARTE I - IL QUADRO DEL PROBLEMA
Le sfide culturali e sociali. Formare le persone per un servizio al bene comune di Bernhard Scholz
C’è quasi sempre nella nostra giovinezza ... di Carlo M. Fedeli
A scuola di speranza di Elena Fazi
Le sfide in ambito educativo. Povertà educativa in un’era disruptive di Paolo Nardi
Rete fare scuole. School Leadership: An international perspective. The Human Side of Educational Leadership di Christopher Bezzina
PARTE II - TESSERE DEL MOSAICO
Tempo di scuola. Appunti e riflessioni sull’organizzazione del tempo scolastico di Rosario Drago
Personalizzazione e dirigenza scolastica di Maria Grazia Fornaroli
La Leadership del discernimento a scuola. Per una saggezza pratica tra pensieri, emozioni e azioni di Alberto Rizzi
PARTE III - ESPERIENZE A CONFRONTO
Scuola cattolica: prima ‘scuola’ o prima ‘cattolica’? di Marcello Sottopietra
Il docente protagonista tra responsabilità personale e appartenenza alla comunità di Gloria Coscia
Leadership for learning: per una scuola che impara di Maria Paola Iaquinta
PARTE IV - NORMATIVA
Leadership educativa nel mondo: Stati Uniti, Cina, Federazione Russa di Ignazio Venzano
Giovani non invisibili: l’Italia disperde il suo futuro e la scuola può cambiare rotta di Rossella Riccò
L’esperienza del bene comune come frutto di una “ragione allargata” di Nora Terzoli
Editoriale
DIRIGERE LA SCUOLA NELL’EPOCA DELL’INCERTEZZA: CUSTODIRE L’UMANO, GENERARE FUTURO
Filomena Zamboli
Ogni epoca consegna alla scuola una domanda essenziale. È questa, forse, la domanda più urgente del nostro tempo: non quali strumenti offrire ai giovani per abitare il mondo, ma, più radicalmente, quale idea di uomo vogliamo custo- dire mentre il mondo cambia.
Viviamo dentro una trasformazione che non riguarda soltanto le tecnologie, i linguaggi o i sistemi produttivi, ma il modo stesso con cui l’uomo guarda sé stesso e interpreta la realtà. La velocità del cambiamento, di fatto, determina una strana contraddizione, possediamo strumenti sempre più potenti per conoscere e comunicare, ma facciamo sempre più fatica a costruire significati condivisi. Il compito della scuola germoglia proprio nello spazio di questa tensione: tra ciò che cambia e ciò che deve rimanere, tra il nuovo che avanza e ciò che costituisce la dignità della persona. Hannah Arendt, riflettendo sulla crisi dell’educazione, ricordava che educare significa assumersi la responsabilità del mondo davanti ai nuovi venuti. Non si educa soltanto per adattare i giovani al presente, ma per consegnare loro la possibilità di trasformarlo.
La sfida, che questo numero di Dirigere Scuole intende proporre alla rifles- sione dei lettori, è focalizzata su come preparare studenti competenti, capaci di abitare il mondo del lavoro e della conoscenza, nella prospettiva sostanziale di accompagnare persone alla costruzione della propria identità, della propria li- bertà e della propria capacità di relazione. La questione educativa, infatti, non coincide con una semplice questione organizzativa o metodologica. Ogni inno- vazione, ogni riforma, ogni tecnologia acquisisce valore solo se rimane al servizio della persona.
La scuola rischia di smarrire la propria missione quando l’educazione viene concepita come attuazione di procedure, indicatori e prestazioni, dimenticando che al centro del processo educativo vi è sempre un incontro tra persone. Il dirigente scolastico, in questo scenario, non è soltanto un gestore di complessità amministrative, la sua funzione più profonda è quella di generare comunità, dare significato al lavoro delle persone, riconoscere e valorizzare i talenti presenti nella scuola. La leadership educativa nasce proprio dalla capacità di guardare agli altri non come risorse da organizzare, ma come persone da coinvolgere, responsabi- lizzare e far crescere.
Dunque, una scuola forte non è una scuola senza problemi. È un luogo capace di attraversare le difficoltà senza perdere la fiducia nell’uomo, luogo in cui vivono persone capaci di pensiero, libertà e responsabilità. In un tempo nel quale tutto sembra orientato alla prestazione, la scuola deve custodire il valore della crescita, perché ogni persona rimane sempre un mistero da incontrare. Come ricordava Romano Guardini, la persona è qualcuno davanti al quale oc- corre porsi. Per questo l’esercizio della leadership educativa non coincide con il semplice governo dell’organizzazione. È prima di tutto una responsabilità cul- turale e umana. Un dirigente scolastico, un docente, un educatore sono chia- mati a generare condizioni nelle quali le persone possano esprimere il meglio di sé. Insomma, la vera innovazione nasce da una domanda sull’uomo. Anche la tecnologia e l’intelligenza artificiale pongono alla scuola una sfida che non è soltanto tecnica.
La questione fondamentale non è sapere se le macchine sapranno fare sempre più cose, ma comprendere ciò che nessuna macchina potrà mai sostituire: il si- gnificato, la relazione, la responsabilità, la capacità di prendersi cura. La nostra scuola non deve difendersi dal futuro, deve educare ad abitarlo. E per farlo, deve mantenere viva una memoria, non nostalgica, fondata su una tradizione che, come insegnava Guardini, permette all’uomo di non essere semplicemente tra- scinato dagli eventi, ma di orientarsi dentro di essi. Ogni generazione riceve un mondo e ne consegna un altro, la scuola è lo spazio nel quale questo passaggio può avvenire con consapevolezza. Ed è qui che torna la parola forse più neces- saria oggi: speranza. Non quella che oggi, cinicamente, scambiamo con l’ottimi- smo superficiale di chi immagina un futuro senza difficoltà, ma quella speranza più profonda che nasce quando qualcuno continua a credere nella possibilità dell’altro. La scuola per cui lavoriamo è fatta di adulti che ogni giorno scelgono di credere che un ragazzo possa diventare più grande delle sue fragilità, più libero delle sue paure, più consapevole delle proprie possibilità. Il futuro si costruisce attraverso incontri capaci di lasciare una traccia perché, alla fine, ogni autentico atto educativo consiste nel rendere consapevole ogni persona del fatto che il mondo ha bisogno proprio della sua unicità. E forse la missione più alta della scuola è custodire questa promessa.





















